Approfondimenti per l'analisi e la gestione dei conflitti (Scienze per la pace)


    Anno Accademico

    Docente: De Sario Giuseppe, Valdambrini Andrea

    Modulo di “Strumenti di facilitazione nel conflitto” – De Sario Giuseppe

    Obiettivi formativi del corso
    Il corso intende sviluppare conoscenze e capacità operative in direzione socio-relazionale e in particolare porre in evidenza gli strumenti della Facilitazione esperta, quale approccio indicato alla risoluzione del conflitto e più estesamente alle dinamiche interpersonali e intergruppo.
    La domanda che sta al centro del corso è: quali competenze e strumenti pratici deve avere un mediatore per assumere il ruolo di “agente di cambiamento”, gestendo conflitti ma anche integrando i saperi comportamentali degli attori in gioco, in ogni contesto sociale?
    Ci occuperemo del conflitto nei diversi contesti sociali (organizzazioni, territorio, scuola, sociale) e nelle diverse rappresentazioni, il diverbio, l’opposizione, lo scontro, l’escalation, ma anche la chiusura e il ritiro introverso.
    Il corso propone la facilitazione del conflitto in un quadro specifico e composito, rappresentato da due orientamenti di base:
    – la Comunicazione ecologica (Liss, 1992; De Sario, 2010), come approccio sistemico e dinamico all’interazione e all’intersoggettività, che tiene conto sia dei fattori costruttivi che distruttivi;
    – la Facilitazione esperta (De Sario, 2006, 2013), quale repertorio di mappe e metodi che schiudono ad abilità operative che il mediatore può agire negli scambi interpersonali, organizzativi e tecnici, con attitudine intenzionale e volontaria, in forma sistematica e con atteggiamento vigile e consapevole, con l’obiettivo di aumentare le risorse in gioco (face-model).
    Il mediatore quindi come “agente di cambiamento”, un “facilitatore”. Per un profilo che presenta spiccate capacità di inclusione, di aiuto emotivo e di apprendimento. Il facilitatore è colui che ha in mano la “regia interazionale”, orientata contemporaneamente al singolo, alle parti, al contesto di appartenenza. Una regia che acquista i contorni della facilitazione vera e propria, perché parte dagli aspetti tra i più delicati, ovvero saper trasformare il conflitto in nuove opportunità e in nuove risorse.
    Una regia che sappia motivare, riconoscere, attivare risorse cognitive, emotive e agentive, che sia in grado di catalizzare utilità e pragmatismi rispondenti ai bisogni delle parti, nella loro scala completa.
    Alla base del corso oltre ai costituenti della Comunicazione ecologica, della Facilitazione esperta, l’Apprendimento attivo (Kolb), la Psicologia sociale (Lewin, Kaneklin, Kets de Vries), la Neurobiologia interpersonale (Siegel, Cozolino, Porges). Per il mediatore che assume i connotati di facilitatore, si profilano quattro aree di contenuto, corrispondenti a quattro fasi di processo della “facilitazione nel conflitto”, da cui deriva un primo repertorio di strumenti tecnici e operativi:
    – F1-Coordinare e organizzare il contesto (area organizzazione, funzione catalizzatore)
    – F2-Coinvolgere, mediare, unire (area comunicazione, funzione mediatore)
    – F3-Aiutare, trasformare le negatività (area aiuto, funzione agente di aiuto)
    – F4-Attivare, motivare fatti e conoscenza (area apprendimento, funzione motivatore)

    Programma dettagliato del corso
    MODELLI-1: Le basi teoriche della Facilitazione nel conflitto
    – Le tre componenti di un contesto
    – Le teorie della comunicazione interpersonale
    – Le emozioni, cenni e funzionamenti
    – L’azione motoria, elementi di base
    – Cenni di neurofisiologia
    – Una prospettiva duale per l’integrazione, ecologica e dinamica
    – La Comunicazione ecologica: situazionale, negoziale, ciclica
    – La Facilitazione esperta e il face-model
    MODELLI-2: Le funzioni da presidiare
    – I funzionamenti neurali in stretta connessione con l’ambiente (epigenetica)
    – Gli scambi interpersonali e intragruppo, le personalità, l’intrsoggettività (dinamica)
    – Le forze delle situazioni, gli ambienti e le culture (contesto)
    – Un nuovo paradigma: il potere della negatività, problemi, conflitti, malessere, errori
    MAPPE E TECNICHE: Le azioni chiave del mediatore-facilitatore
    – Catalizzatore: struttura i contesti, mappa compito-relazione
    – Mediatore: governa i flussi interattivi, mappa pendolo sé-altro
    – Agente di aiuto: accoglie e contiene disagio e negatività, mappa capacità negativa
    – Motivatore: presidia obiettivi e avanzamenti dei risultati, mappa attivazione dal basso
    – Repertorio delle tecniche principali
    IL CORSO COME ALTERNANZA DI LEZIONE, LABORATORIO, PALESTRA
    – Lezione, quale studio di metodi e mappe concettuali
    – Laboratorio, quale momento di ricerca attiva di conoscenza con modalità esperienziale
    – Palestra, quale risorsa per esercitare praticamente i metodi in apprendimento
    – Il corpo esperto applicato, azioni espressive e vitalizzanti
    – Microattivazioni, metodi per lo scongelamento
    – Cenni di tecniche di animazione e di umorismo facilitatore (scem-therapy)
    – Esercizi di presenza mentale
    CASI CONCRETI
    – Sviluppo del metodo dell’auto-caso e dei casi concreti
    – Incremento della pedagogia della domanda e del feedback
    – Un laboratorio formativo, impariamo facendo

    Prove di verifica dell’apprendimento
    In successione:
    – Feedback verbali in aula
    – Allenamento alla pratica con le esercitazioni e nei casi concreti in aula
    – Fogli di tirocinio (autofeedback) tra una lezione e l’altra
    – Esame finale.
    Per i non frequentanti, accordo col docente su studio dei libri assegnati e brevi report di osservazione di contesti conflittuali locali.

    Argomenti da conoscere
    Elementi di psicosociologia; Elementi di pedagogia; Teoria della comunicazione.

    Metodologia didattica che si intende utilizzare
    La metodologia del Corso è di tipo attivo-pratica. Per una maggiore trasferibilità tra aula e realtà la docenza mette al centro l’esperienza concreta e la persona, in una coerenza efficace in cui si innestano e confluiscono i fattori di teoria-nella-pratica. Un nuovo paradigma formativo, connettere l’astrattezza della teoria con la concretezza dell’azione, un metodo anche denominato di real-learning:
    – vicino a fatti, luoghi e persone;
    – sviluppo di setting dinamici, informali e inclusivi;
    – valorizzazione delle negatività;
    – impiego di metodi attivi, imparare facendo, imparare provando.
    Il corso presenta infatti un taglio operativo di tipo laboratorio formativo: “laboratorio”, perché promuove gli aspetti di costruzione attiva e interattiva dei processi di formazione; “formativo”, per la natura stessa dell’aula, volta a potenziare sia le capacità professionali che quelle personali dei partecipanti.
    Il metodo attivo-pratico è costruito su un’articolata gamma di momenti, come un menù integrato. Al concetto chiave, la teoria-nella-pratica, ci accostiamo in aula ponendo in alternanza momenti distinti e complementari, tramite una progressione che calibra e connette impronte e tecniche diverse. Il metodo d’aula – un po’ lezione, un po’ laboratorio, un po’ palestra – è il continuum di generi e funzioni allacciati che si condizionano reciprocamente, dentro una visione sistemico-dinamica (o anche ecologica). Per un’aula multimodale. Schematicamente i metodi diversi rispondono a:
    aula attivo-pratica;
    utilizzo di poster cartacei per la visualizzazione delle mappe concettuali;
    forte interazione basata su domande, risposte e possibili adesioni alla realtà;
    accompagnamento e cura del vissuto, in particolare resistenze e negazione;
    palestra di allenamento delle tecniche operative.
    Il metodo attivo-pratico alimenta il clima del “gruppo di apprendimento” includendo e alternando:
    unità frontali (una via);
    unità di discussione interattive e partecipative (due vie);
    unità TNP (teoria-nella-pratica), le mappe connesse ai casi concreti;
    unità  di animazione (tecniche del “piantare i semi”, “statua”, “drammatizzazione”);
    lavoro in gruppi;
    esercitazioni in coppia;
    role-playing (sviluppo della dimensione diagnostica in situazione simulata);
    studio di casi, autocasi e micro-casi (sviluppo della dimensione operativa in situazione simulata);
    unità di defaticamento, di attivazione corporea e rilassamento;
    impiego di metodi visuali, cartacei, provenienti dal “metaplan”;
    finestre di alleggerimento, umorismo.
    Tra una lezione e l’altra viene proposto un metodo di autoformazione, per lo sviluppo della dimensione esperienziale-operativa nei contesti sociali reali; lo studente è chiamato a svolgere prove pratiche (durata circa 1 ora cad) delle tecniche in corso di studio, misurate mediante fogli di autofeedback consegnati dal docente.
    Vengono adottati i seguenti tre testi-base:
    De Sario P. (2013), Metodi e tecniche della facilitazione esperta, University press, Pisa
    De Sario P. (2005), Professione facilitatore, Angeli, Milano
    De Sario P. (2012), Il potere della negatività, Angeli, Milano

    Bibliografia
    Testi di esame
    De Sario P. (2013), Metodi e tecniche della facilitazione esperta, University press, Pisa
    De Sario P. (2005), Professione facilitatore, Angeli, Milano
    De Sario P. (2012), Il potere della negatività, Angeli, Milano
    (per frequentanti e non)
    Opzione e in aggiunta, testi da consultare (concordando col docente)
    De Sario P. (2008), La riunione che serve, Angeli, Milano
    De Sario P. (2010), Ecologia della comunicazione, Xenia, Milano

    Dati del docente
    Nome: PINO DE SARIO
    Dipartimento: Giurisprudenza
    Telefono: 335.5616199; 0573.417038
    E-mail: pinodesario@gmail.com
    Pagina web: www.pinodesario.it; www.scuolafacilitatori.it
    Orario di ricevimento: su richiesta e appuntamento
    Luogo di ricevimento: da concordare con lo studente

     

    Modulo di “Conflitto sociale, pace e guerra negli studi sulla pace” – Valdambrini Andrea

    Obiettivi formativi del corso
    Il corso si propone di offrire i fondamenti teorici e metodologici per una comprensione della nozione di “conflitto sociale” ed una panoramica delle diverse teorie nell’ambito dei cosiddetti Peace Studies sui concetti di “conflitto”, “pace” e “guerra”, secondo un approccio interdisciplinare.
    Nello specifico, gli studenti al termine del corso dovranno essere in grado di:
    – conoscere le principali teorie degli studi sulla pace per comprendere il fenomeno del conflitto sociale, della pace e della guerra, in un contesto caratterizzato da complessità e multiculturalità;
    – essere in grado di individuare i problemi e gli interessi che causano la degenerazione distruttiva dei conflitti sociali, analizzandone le specificità, con attenzione al rapporto tra pace e conflitto;
    – essere in grado di usare gli strumenti della facilitazione e mediazione per la trasformazione dei conflitti sociali, in modo da potenziarne gli aspetti costruttivi e minimizzarne i rischi degenerativi.
    Programma dettagliato del corso
    Durante il corso saranno affrontati i seguenti argomenti:
    – introduzione al corso;
    – evoluzione degli studi sulla pace;
    – principali definizioni dei concetti chiave;
    – conflitto sociale;
    – dinamiche conflittuali violente e nonviolente;
    – guerra e processi di pace;
    – potere e asimmetria nelle relazioni sociali;
    – La facilitazione dei processi decisionali partecipativi e la governance del territorio;
    – la mediazione come forma di regolazione dei conflitti sociali: modelli e approcci.

    Questi concetti verranno illustrati attraverso i contributi di vari autori che fanno riferimento all’area internazionale dei Peace Studies.
    Metodologia didattica che si intende utilizzare
    Le lezioni frontali si alterneranno ad esercitazioni, simulazioni e studio di casi.
    Modalità di verifica
    La prova d’esame consiste in una esposizione orale dei temi affrontati durante il corso e oggetto delle letture.
    Gli studenti frequentanti potranno sostenere colloqui ed esercitazioni scritte durante il corso [indicazioni durante lo svolgimento del corso].
    Bibliografia
    Testi di esame
    P. Consorti, A. Valdambrini, a cura di, Mediazione sociale. Riflessioni teoriche e buone pratiche, Pisa University Press, Pisa 2014 (in corso di stampa).

    Ulteriori testi saranno indicati durante il corso. Gli studenti non frequentanti devono contattare il docente per la definizione del programma di esame.

    Mail: a.valdambrini@cisp.unipi.it